Notizie

L'intervista di Bev Vincent a Tullio Dobner - versione italiana

All'indomani della scomparsa di Tullio Dobner avevamo pensato di pubblicare una sua intervista resa qualche anno prima a Bev Vincent, quando si incontrarono per lavorare all'edizione italiana di "Stephen King Illustrated Companion" ("Tutto su Stephen King").

 

 

Bev Vincent, al quale vanno i nostri più sentiti ringraziamenti, alla nostra richiesta si è reso subito disponibile a concedere la sua autorizzazione alla pubblicazione, e gentilmente ci ha inviato il testo integrale dell'intervista, ovviamente in inglese.

 

Ai tempi StephenKing.it aveva dato la notizia in anteprima per l'Italia, ma poi, per tutta una serie di motivi, non siamo stati in grado di preparare la traduzione dell'intervista nei tempi stretti che pensavamo; e d'altra parte anche la mezza idea, che pure ci aveva tentato, di pubblicarla così com'era, non sembrava l'ideale per omaggiare il celebre traduttore. Quindi la pubblicazione avviene adesso, a sei mesi esatti da quel giorno, ed è con un senso di forte soggezione che mi sono deciso a tradurre in prima persona queste pagine, provando una strana sensazione che non saprei ben spiegare. Come se, dietro di me, qualcuno controllasse…

 

Antonio Granone

 

 

Intervista con Tullio Dobner

Da Cemetery Dance #65

 

di Bev Vincent

Se state cercando una copia di “The Stephen King Illustrated Companion”, siete fortunati. Barnes & Noble ne hanno ordinato una ristampa, che dovrebbe essere disponibile già adesso. Questo significa che la potete ordinare attraverso bn.com. La loro tariffa di spedizione internazionale è economica in confronto a quanto costerebbe ad un singolo la spedizione all’estero di questo grosso libro.

Poco dopo che il libro entrò in nomination per il Premio Edgar Allan Poe e per il Premio Bram Stoker, Sperling & Kupfer ne ordinò un’edizione italiana, “Tutto su Stephen King”, che dovrebbe essere disponibile dall’autunno 2010. Il traduttore è Tullio Dobner, che per decenni ha reso fruibili le opere di King ai lettori italiani. Incontrai per la prima volta Tullio nel 2003, quando stava lavorando su “I lupi del Calla”. Avendo problemi con il termine Commala, (descritto come tipo di canzone accompagnata da una danza, ma anche come una parola dal gran numero di significati, molti dei quali a sfondo sessuale [NDT]) mi chiese se potessi adattarla in un inglese corrente per lui.

Quando appresi che stava traducendo il mio libro, lo contattai per sapere se avesse bisogno di qualche aiuto. Risultò invece che fu lui a correggere me – trovò errori che erano sfuggiti a tutti, incluso un errore nello scrivere il nome dell’eroe popolare americano Paul Bunyan! Ho pensato che foste interessati a conoscere qualcosa di più sulla vita di un traduttore in piena attività, così ho chiesto a Tullio di concedermi un’intervista. Senza ulteriori indugi, incontriamo Tullio Dobner.

 

Tullio è nato a Milano nel 1946. Il suo cognome è austriaco – la famiglia paterna proveniva da Trieste, che allora era parte dell’Impero Austro-Ungarico. Adesso vive “circa ad una trentina di chilometri di distanza dalla città triste, fuligginosa e affarista nella quale sono nato. Qui posso ancora trovare un po’ di alberi sani e campi spaziosi, e posso guardare gli aironi cenerini e le garzette prendere il volo. E non respiro fumi.”

La storia di come divenne un traduttore è una storia d’amore. Imparò l’inglese privatamente mentre studiava anche latino, greco antico e tedesco alle scuole elementari. Per far pratica di inglese, a partire dai quattordici anni, per i quattro successivi, i genitori lo mandarono ogni estate in Inghilterra. “Posso dire onestamente di aver trascorso lì la mia adolescenza. Diventai parte della mia famiglia inglese e finii per parlare come un vero madrelingua. A quindici anni incontrai una ragazza, Jane, della quale mi innamorai.

In seguito le nostre strade presero percorsi diversi, ma riprendemmo i contatti quando io ero ancora sotto le armi. Lei venne a trovarmi quando stavo per congedarmi e nel 1969, quando terminai il servizio di leva, andai in Inghilterra per vederla. Poi, nel settembre di quell’anno, lei mi chiamò per informarmi che aveva trovato un lavoro da insegnante a Milano e che sarebbe venuta in Italia per restare. Io ero ancora uno studente [Lettere Moderne all’Università degli Studi di Milano] ma mi resi conto che dovevo trovarmi un lavoro e lasciare la mia famiglia alla svelta. Conoscevo l’inglese e sapevo scrivere, queste erano tutte le mie risorse. Così provai con le traduzioni ed ebbi il lavoro.

L’ironia sta nel fatto che conoscevo abbastanza bene l’inglese britannico, ma quando aprii il primo libro che avrei dovuto tradurre, era scritto in gergo americano ed io mi sentii perduto. Penso di aver quasi pianto. Ma durante quei primi anni, Jane fu un aiuto inestimabile.”

Con un passato da studente di storia, sociologia e antropologia culturale, iniziò a tradurre saggi, ma ben presto si rese conto che non c’era molto da guadagnare nella saggistica considerando la mole di ricerca richiesta, così si dedicò ai romanzi, iniziando con Ring Around a Rogue di J.M. Flynn. Negli ultimi quarant’anni ha tradotto quasi 500 libri, la maggior parte dei quali sono romanzi. Tra gli autori dei quali è stato la voce italiana: J.G.Ballard, Doris Lessing, Patricia Highsmith, Robert Ludlum, Sidney Sheldon, Elmore Leonard, Clive Barker, Jim Carroll, John Grisham, Jonathan Kellerman, Chuck Palahniuk, Robin Cook and Dean Koontz. È stato un traduttore indipendente che ha lavorato contemporaneamente per diversi editori durante alcuni anni. Tuttavia finirà per lavorare quasi esclusivamente per Sperling & Kupfer, soprattutto a causa di Stephen King.

“Questo perché le opere di King hanno la priorità nella programmazione annuale delle mie traduzioni e non posso correre il rischio di essere impegnato su qualcos’altro quando arriva il suo nuovo libro” dice Tullio.

Quando gli domandai come descrivesse il lavoro del traduttore, inizialmente sembrò restare senza parole. “Mi hanno fatto questa domanda diverse volte, e io continuo a pensare di aver girato intorno al problema senza essere mai riuscito a centrare il punto. In una parola direi che si tratta di un paradosso, se non il più grande dell’umanità, certamente il più grande nelle comunicazioni umane. Il nostro lavoro consiste nel fare qualcosa che semplicemente non può essere fatta.” Fa ricorso alla metafora per spiegare il dilemma. “Una lingua rispecchia la cultura che si esprime con essa. Posso facilmente immaginarla come un grande, pesante carro pieno di tutti gli oggetti familiari di un pioniere che attraversa un territorio. Il lavoro di un traduttore è trasferire tutte quelle cose su di un carro diverso guidato da un pioniere diverso. Per quanto ci provi, tutte quelle cose non diverranno mai i suoi ricordi familiari.”

“Umberto Eco scrisse un fantastico libro sulla traduzione: Dire quasi la stessa cosa. Un traduttore è il lavoratore più frustrato del mondo, è quasi lì tutta la sua vita, senza mai arrivarci. Il linguaggio è un film, una sequenza di immagini. Quando mi domandarono quale parola inglese considerassi la più difficile da tradurre in italiano, non potei rispondere. Niente può essere realmente tradotto. Se la mia frase fosse: ‘Lei uscì a comprare del pane’, che cosa vedrebbe il lettore? Di che pane si tratta? È una pagnotta o un panino da tramezzini? Non so quale sia il più comune tipo di pane che comprerebbe un Americano, ma so che quando io scrivo ‘pane’ in italiano, questa fragrante piccola parola avrà una ventina di significati diversi per il lettore italiano a seconda della sua regione di provenienza: dalla michetta, alla ruota, alcuni senza sale, da quelli integrali a quelli al latte, lunghi o corti, grossi o sottili, e via di seguito. Nulla può essere tradotto. Quel che facciamo è imitare.”

“Io guardo una pagina scritta come se fosse uno spartito. So che non posso riprodurre lo stesso oggetto, ma so che posso cercare di riprodurre lo stesso tono, ritmo, struttura, mi posso accordare al mio autore e cantare e suonare assieme a lui – questo è quanto di meglio possa aspirare a fare un traduttore. Io immagino l'autore come Chopin ed i suoi traduttori come i pianisti che suonano la sua musica, ciascuno di essi secondo la propria sensibilità verso lo spartito. Tradurre significa infatti interpretare, e c’è qualcosa di personale che entra in gioco in ogni traduzione di un testo. Il traduttore deve ricreare un’atmosfera, ed è lui o lei che si avventurerà in quel territorio col proprio carro ed i propri personali bagagli.”

Tullio paragona la traduzione alla differenza che esiste fra il sesso e fare l’amore. “Il sesso è l’oggetto in sé, l’amore è la forma che assume. Mentre la forma può essere pienamente espressa, l’oggetto resta sempre molto elusivo. Nel rapporto fra traduttore e autore accade qualcosa di molto simile al fare l’amore, uno scambio di sentimenti intimi, il desiderio di annullare sé stessi e diventare l’altro, la spinta a fagocitare ed essere fagocitato, di catturare le sensazioni dell’autore dalle sue pagine e reagire di conseguenza, possederle per farle rifiorire nelle tue proprie pagine… in una lingua diversa. E alla fine, quando l’atto è finalmente consumato, sentirai sempre che c’eri andato vicino, forse molto vicino, c’eri quasi… ma non abbastanza, non realmente. Dopotutto siamo due individui (il che nel nostro caso significa che erano due le lingue all’inizio, e sono sempre due alla fine. E suonano in maniera diversa).”

Non gli piacquero i primi due libri di King che gli furono affidati, Cujo e Christine. Non tradusse Pet Sematary perché stava già lavorando su qualcos’altro, ma gli venne affidato It. “Per la prima volta provavo delle vibrazioni mentre lavoravo. Ero risucchiato dentro quelle pagine, sentivo di poter entrare pienamente in relazione, sentivo di aver trovato uno spirito affine. Non era la storia, era come questo autore la visualizzava. La sua visione delle parole che percepivo fra le righe, così simile alla mia.”

Sentiva affinità con King dato che erano entrambi del segno della Vergine. Così come il protagonista del racconto di King ‘Cuori in Atlantide’, Tullio sprecò il suo primo anno di università giocando a carte (a Bridge invece che a Cuori [in Italia il gioco Hearts è comunemente conosciuto come Peppa [NDT]) e venne coinvolto nelle proteste studentesche nel 1969.

Dopo It, divenne il traduttore di King per Sperling & Kupfer, e tradusse anche i libri di Bachman per Sonzogno. Dopo "On Writing", Tullio si trovò bersagliato da critiche. “Alcuni lettori trovavano facile dire: ‘Io potrei farlo meglio’. Così come, guardando una partita, un certo numero di spettatori dicono: ‘Saprei io come si allena quella squadra. Dove hanno trovato quello scemo?’ Secondo me, ciascuno tradurrebbe in modo diverso, e in quel modo suonerebbe meglio alle proprie orecchie.” Si impegnò in una lunga ed infuocata polemica via internet con questi lettori, ma si arrabbiava e scoraggiava, e smise di tradurre King durante un paio di anni. Quando King tornò a scrivere per la serie La Torre Nera, Tullio si sentì “professionalmente obbligato” a tornare dal “suo” autore.

Tullio stesso è anche scrittore, sebbene il tradurre mediamente 400 pagine al mese gli prenda così tanto tempo da lasciargli poche opportunità di esprimere la sua personale creatività. Scriveva poesie da bambino, vincendo una competizione nazionale all’età di 16 anni. Scrisse canzoni, e “un orribile romanzo ispirato da  'The Black Book di Lawrence Durrell (finì giustamente nel camino), quasi cento copioni per fumetti horror ed erotici, ed infine una novella sperimentale, 'Schizosophia', che ancora ritengo essere il mio lavoro migliore.” Nel 2000 pubblicò una raccolta di racconti brevi intitolata ‘I libri che perdevano le parole’.

Gli chiesi in quale modo approcciasse un nuovo progetto. “Se la mia immagine del far l’amore venisse accettata, potrei dire che l’approccio ad una nuova traduzione è simile alla fase che porta a quello, emozionalmente parlando. Un nuovo libro sulla mia scrivania è l’inizio di una nuova storia d’amore. Il primo appuntamento stimola tanto entusiasmo, eccitazione e un po’ di paura, edl io sono felice di dire che ciò che sento non è mutato dopo 40 anni. Ancor più quando il nuovo libro è di King. La mia maniera di stabilire una relazione con un libro è molto intima. Non avrei potuto evitare di sorridere quando ho tradotto queste parole: ‘Se c’è una finestra, tira le tendine o tira giù le imposte, a meno che non dia su di un muro bianco.’ Questa frase è tratta da On Writing. Bene, io spesso inizio a lavorare alle quattro del mattino per approfittare delle ore di silenzio, tengo le mie persiane chiuse e accendo la lampada della scrivania durante il giorno.”

“Sin dai primi anni ’80 ho smesso di scrivere e ho iniziato a dettare. Io non scrivo, narro il mio testo. Questo mi aiuta a concentrarmi sul linguaggio, io voglio avere una risposta immediata sul modo in cui suona e sul suo ritmo. Poi leggo accuratamente quel che il mio dattilografo mi manda indietro. Per mantenere il filo cerco di non fermarmi troppo spesso per ricerche, le quali sono cambiate moltissimo adesso: le ingombranti serie di dizionari, vocabolari, glossari, mappe e libri di riferimento che mi hanno accompagnato durante decenni sono state rimpiazzate da internet, con grande beneficio sia per gli autori che per i traduttori, dato che le inesattezze sono adesso diminuite drasticamente.”

“Io non leggo mai un libro prima di averlo tradotto. Devo scoprirlo poco a poco, mi ci avvicino con un qualche cautela ed un po’ di trepidazione. Come ho già detto, è come in un primo appuntamento: ti siedi al tavolo d’angolo al lume di candela, sorseggi qualcosa, dici qualcosa, più che altro ascolti, piazzi delle esche ed esamini le risposte, valuti suggerimenti. Il mio intento è quello di ricreare lo stato d’animo dell’autore all’inizio della sua storia, io so di cosa si tratta, ma ancora ignoro come si svilupperà. Così io viaggerò assieme all’autore, provando le sue sorprese in tempo reale. Se riesco a cogliere esattamente la fragranza complessiva, allora trovare la miglior traduzione per termini e frasi idiomatiche della cultura popolare contemporanea diventa molto più semplice. Stephen King menzionava la cassetta degli attrezzi dello zio Oren, e la stessa cosa funziona per il traduttore. Io lavoro avendo la mia a portata di mano. Consiste in tutto ciò che io conosco e in tutto quel che ho l’abilità di intuire. Perciò lo stesso termine può essere tradotto in modi leggermente diversi a seconda del contesto specifico. La sintassi non è un vero problema… di solito. Definisce lo stile, in un certo qual modo. Stephen King ed Elmore Leonard suonano un certo tipo di musica, mentre John Grisham e Jonathan Kellerman ne suonano un altro tipo. Io faccio del mio meglio per stare al gioco: ovviamente un traduttore deve imparare a suonare ogni genere, classica, pop, jazz, rock’n’roll, country, hard rock (questo è Palahniuk). Il problema sorge quando l’autore non sa quale musica stia suonando e gli accordi stonano. Qualche volta succede ed è davvero una tragedia, ma è causata molto più sovente da una mancanza di spirito piuttosto che di sintassi. Ahimé, i traduttori hanno forti responsabilità anche verso il loro editore, e devono far sì che anche un confuso insieme di rumori riesca a suonare comunque come se fosse una musica. La fretta è il nostro peggior nemico e noi abbiamo sempre così poco tempo. Una traduzione dovrebbe restare definita per un po’, prima di tornare a lavorarci sopra una seconda volta. La stessa cosa viene fatta con quel che scrivi tu stesso. Quindi io detesto leggere le mie traduzioni dopo che sono state pubblicate. Mi terrorizza, ad essere onesto (anche perché qualche volta gli editori fanno strane cose delle quali non voglio sapere niente).”

“Quando qualche anno fa insegnavo ad un corso di traduzione di thriller, usavo poche pagine prese da 'Bandits' di Elmore Leonard come esercizio per i miei studenti (io stesso lo tradussi nel 1988). Tutti loro fecero lo stesso errore su una singola espressione che poteva facilmente essere interpretata in due maniere differenti. Così li avvertii di non cadere nella “piscina di parole”, ma di usare la logica come un bicchiere per bere da questa. Poi lessi ad alta voce la mia traduzione. Io avevo fatto il loro stesso errore 15 anni prima. Ci fu una grande risata.”

[© 2019 - Traduzione italiana a cura di Antonio Granone per StephenKing.it, su autorizzazione dell'autore]