Romanzi

2018 - La scatola dei bottoni di Gwendy (con Richard Chizmar)

La scatola dei bottoni di Gwendy

Titolo Originale: Gwendy's Button Box

Anno: 2017

Data di pubblicazione ITA: 20 / 03 / 18

Data di pubblicazione USA: 16/05/17 (nel formato USA la data è: 05/16/17)

Casa Editrice USA: Cemetery Dance

Casa Editrice Ita: Sperling & Kupfer

Traduzione: Giovanni Arduino

Pagine: 256

 Prezzo di copertina: 17,90 €

 

Risvolto di copertina:

"Gwendy Peterson ha dodici anni e vive a Castle Rock, una cittadina piccola e timorata di Dio. È cicciottella e per questo vittima del bullo della scuola, che è riuscito a farla prendere in giro da metà dei compagni. Per sfuggire alla persecuzione, Gwendy corre tutte le mattine sulla Scala del Suicidio (un promontorio sopraelevato che prende il nome da un tragico evento avvenuto anni prima), a costo di arrivare in cima senza fiato. Ha un piano per l'estate: correre tanto da diventare così magra che l'odioso stronzetto non le darà più fastidio. 

Un giorno, mentre boccheggia per riprendere il respiro, Gwendy è sorpresa da una presenza inaspettata: un singolare uomo in nero. Alto, gli occhi azzurri, un lungo pastrano che fa a pugni con la temperatura canicolare, l'uomo si presenta educatamente: è Mr. Farris, e la osserva da un pezzo.

Come tutti i bambini, Gwendy si è sentita mille volte dire di non dare confidenza agli sconosciuti, ma questo sembra davvero speciale, dolce e convincente. E ha un regalo per lei, che è una ragazza tanto coscienziosa e responsabile. Una scatola, la sua scatola. Un bell'oggetto di mogano antico e solido, coperto da una serie di bottoni colorati. Che cosa ottenere premendoli dipende solo da Gwendy. Nel bene e nel male. "

 

La recensione di StephenKing.it 

Quasi in principio fu Castle Rock, quel lontano 1979 con La zona morta, fra le cui pagine appariva per la prima volta la cittadina immaginaria del Maine destinata a far da sfondo alle storie più iconiche di Stephen King, da Cujo (1981) a Cose preziose (1991) passando per la fiaba nera de Il corpo (Stagioni diverse, 1982).

Sono passati praticamente quarant’anni ma l’oscuro luogo di provincia il cui nome rimanda alla tana del mostro de Il signore della mosche (William Golding, 1954) non ha smesso di ribadire la propria importanza nell’immaginario kinghiano, come ci aiuta a ricordare l’ultima e folgorante novella La scatola dei bottoni di Gwendy, scritta dal Re in collaborazione con Richard Chizmar.

È un ritorno alla tradizione in piena regola per King, lungi dal dimostrarsi stanco nello sviluppo dei temi e delle atmosfere a lui più cari: lo splendore dell’infanzia, il cancro del bullismo, la nostalgia delle estati passate, il conflitto fra la luce e l’ombra… e ovviamente la paura. Che per Gwendy Peterson, la dodicenne del titolo, assume le fattezze del singolare Mr. Farris, uomo in nero con cappello e pastrano (nonostante la calura estiva) incontrato in cima alla “Scala del Suicidio” durante una delle sue sessioni di corsa per dimagrire. Uno sconosciuto che conosce tutto di lei, anche se Gwendy non saprà mai spiegarsi fino in fondo come e perché.

L’attenzione della dodicenne “cicciottella” presto non avrà altro su cui focalizzarsi che l’antica scatola coperta di bottoni donatale dal misterioso osservatore; tutta per lei, solo per lei. Premere i pulsanti è divertente e porta tanta fortuna, ma anche - ci tiene a sottolineare Farris, prima di sparire nella caligine che offusca le strade di Castle Rock - conseguenze terribili.

Il seme dell’ossessione però è più forte e ha già attecchito nell’anima della giovane Peterson, come accadeva per i clienti di Leland Gaunt e ancora prima alla coppia dei protagonisti in Button, Button (1970) di Richard Matheson, l’omaggio non troppo fra le righe di La scatola dei bottoni di Gwendy che contribuisce - ancora una volta e in maniera nuova - a evidenziare e assottigliare il confine fra sogno e incubo, curiosità ed errore, dono e maledizione.

Con l’aiuto di Chizmar e il supporto delle illustrazioni di Ben Baldwin e Keith Minnion, veri e propri fermi immagine di un piccolo universo onirico affacciato sull’abisso, King si riconferma abile narratore delle derive quotidiane e delle pieghe di buio che nascondono, dove la dimensione del sovrannaturale vive a un solo passo di distanza della norma fino - e King ha già avuto modo di insegnarcelo - a diventarne sinonimo.

Forte di una scrittura snella e di un ritmo incalzante, fedelmente assecondati e riprodotti dalla traduzione italiana di Giovanni Arduino, quella nella vita di Gwendy Peterson, fra le pareti delle case e per le vie di Castle Rock, ha tutto per essere considerata un’esperienza di viaggio tanto breve quanto avvolgente, che non lascia via d’uscita ai suoi lettori al di fuori dell’ultima pagina, e contiene, sul fondo, la malinconia di un volo d’aquilone interrotto, il dolore del ricordo e la voglia, nonostante tutto, di ritornarci dentro. 

Francesca