Il sogno che diede origine a Shining
Nel settembre del 1974, Stephen King e sua moglie Tabitha trascorsero una notte allo Stanley Hotel, in Colorado, poco prima della chiusura stagionale. Erano praticamente gli unici ospiti e, passeggiando nei corridoi deserti, King immaginò che quell’albergo fosse l’ambientazione perfetta per una storia di fantasmi. Quella notte fece un incubo in cui il figlio di tre anni correva terrorizzato lungo i corridoi, inseguito da una manichetta antincendio. Al risveglio, aveva già in mente le basi del romanzo.
Un titolo nato da una canzone di John Lennon
In origine, il romanzo avrebbe dovuto intitolarsi The Shine. L’idea del titolo e del potere psichico descritto nella storia è legata a Instant Karma!, brano di John Lennon con la Plastic Ono Band, che contiene il verso «We all shine on». King apprezzava molto quella frase, ma il titolo originale venne modificato dopo che gli fu segnalato il significato offensivo che la parola shine poteva avere nel linguaggio dell’epoca. Nacque così The Shining.
Jack Torrance e le paure personali di King
Il tormento di Jack Torrance non nasce soltanto dalla presenza maligna che abita l’Overlook. King ha parlato apertamente delle proprie difficoltà con l’alcol e del timore di poter fare del male alle persone amate. L’alcolismo, la rabbia e il rapporto con la famiglia diventano così elementi centrali del romanzo, rendendo la discesa di Jack nell’orrore qualcosa di profondamente umano, oltre che soprannaturale.
Il potere di Danny è al centro della storia
Il dono di Danny Torrance gli permette di percepire presenze, avvenimenti e segreti che sfuggono agli altri. Il termine inglese shining identifica proprio questa capacità extrasensoriale. Ma il dono del bambino non è soltanto uno strumento per anticipare il pericolo: è anche ciò che rende Danny particolarmente interessante e prezioso agli occhi delle forze maligne dell’Overlook.
Pubblicato nel 1977
Shining uscì negli Stati Uniti nel gennaio del 1977, pubblicato da Doubleday. Il romanzo arrivò in Italia nel 1978 e contribuì a consolidare la fama di Stephen King come uno dei protagonisti della narrativa horror contemporanea. L’ambientazione claustrofobica, il dramma familiare e la presenza di un male che sembra permeare ogni angolo dell’albergo ne hanno fatto una delle sue opere più riconoscibili.
Il vero albergo e quello del film
Lo Stanley Hotel, a Estes Park, in Colorado, ispirò King nella scrittura del romanzo, ma non fu l’unico albergo associato alla storia sullo schermo. Per le riprese esterne dell’adattamento di Stanley Kubrick del 1980 venne utilizzato il Timberline Lodge, in Oregon, mentre gli interni dell’Overlook furono ricreati in studio. Due luoghi reali, quindi, hanno contribuito a costruire l’immaginario di uno degli alberghi più celebri della letteratura horror.
Un finale diverso da quello di Kubrick
Il romanzo e il film del 1980 si separano in modo significativo nel finale. Nel libro, Jack riesce per un ultimo istante a riemergere dall’influenza dell’albergo e pensa a Danny, mentre la caldaia difettosa provoca la distruzione dell’Overlook. Nel film, invece, Jack muore assiderato nel labirinto innevato. La differenza è importante: King dà maggiore spazio alla tragedia personale del padre e alla possibilità di un ultimo gesto d’amore, mentre Kubrick sceglie una conclusione più fredda e ambigua.
Perché King non ama il film di Kubrick
Stephen King non ha mai apprezzato fino in fondo l’adattamento di Shining diretto da Stanley Kubrick nel 1980. Secondo lo scrittore, il film tradisce il cuore del romanzo: Jack Torrance perde la sua dimensione tragica di uomo che lotta contro i propri demoni, mentre Wendy viene rappresentata come una donna molto più fragile rispetto al personaggio del libro. Per King, Kubrick ha realizzato un film tecnicamente magistrale, ma lontano dallo spirito della sua storia.
Danny Torrance torna in Doctor Sleep
Nel 2013, a distanza di oltre trent’anni dalla pubblicazione di Shining, King tornò a raccontare la vita di Danny con Doctor Sleep. Il protagonista è ormai adulto e deve fare i conti con le ferite lasciate dall’infanzia e dall’esperienza vissuta all’Overlook. Il seguito esplora le conseguenze del trauma e il modo in cui una persona può cercare di spezzare il ciclo della dipendenza e della sofferenza familiare.